• Romanzi

    Goffredo Parise, “Il prete bello” (1954)

    Il prete bello
    Goffredo Parise

    “Scugnizzi” del nord Italia durante l’Età del fascismo.

    Ho cominciato la lettura di questo libro dopo averne casualmente sentito parlare alla TV da un noto giornalista.

    Credo che al centro del racconto ci sia più l’astuzia dei ragazzi che animano la storia, ma certamente anche l’attrazione che don Gastone, più o meno consapevolmente, esercita sulle donne del quartiere; i loro comportamenti e stati d’animo dipendono tutti da lui.

    Tra i tanti personaggi che vi si incontrano, più che il prete “bello” mi ha colpito la brigata dei ragazzini che vivono quasi per la strada, alla giornata, nel quartiere vicentino in cui è ambientata la storia.
    Essi tentano con ogni espediente di sopravvivere e, per ottenere il massimo del profitto, non si fanno scrupolo di ricorrere ad azioni furbesche e ingannevoli, allo scopo di ingraziarsi benevolenza e ricompense materiali da parte di chi possiede qualcosa più di loro.

    Ho apprezzato il linguaggio del romanzo, capace di rappresentare efficacemente le situazioni più amare al pari di quelle più ironico-umoristiche.

  • Romanzi

    Alessandro Manzoni, “I promessi sposi” (1827)

    I promessi sposi
    Alessandro Manzoni

    Immortale

    Non faccio parte di quelli che dicono di avere subito lo studio scolastico del romanzo con la R maiuscola.

    Mi è sempre piaciuto tanto, e più di tutto ne apprezzo l’ambientazione storica. Non poteva essere altrimenti visto che, come diceva il mio prof al liceo, il vero protagonista è il Seicento.

    Durante il lockdown ho deciso di rileggerlo tutto ancora una volta, non solo i capitoli IX-X dove lascio di solito il segnalibro.
    Inoltre, per aumentare il piacere, ho fatto una sorta di staffetta con lo sceneggiato televisivo; dopo qualche capitolo letto rivedevo su RaiPlay le puntate corrispondenti con la regia di Bolchi (Sandro Bolchi 1967, non Salvatore Nocita 1989!)

    LA FRASE

    Fu dunque fatta la sua volontà; e, condotta pomposamente al monastero, vestì l’abito. Dopo dodici mesi di noviziato, pieni di pentimenti e di ripentimenti, si trovò al momento della professione, al momento cioè in cui conveniva, o dire un no più strano, più inaspettato, più scandaloso che mai, o ripetere un sì tante volte detto; lo ripetè, e fu monaca per sempre. (Capitolo X)


    A chi volesse provare, mettendo da parte eventuali sgradevoli reminiscenze scolastiche, consiglio di cominciare la lettura almeno dalla parte che io ritengo forse la meno conosciuta: quella successiva alla fuga di Renzo da Milano nel tentativo di trasferirsi nel Bergamasco, all’incirca dal capitolo XVI in poi.


    Ottimo lo studio che ne ha fatto Alberto Angela e trasmesso da RaiPlay in una puntata del programma “Ulisse: il piacere della scoperta”.
    Lo trovate a questo link: “Viaggio nel mondo dei Promessi Sposi”.